La “Porta dell’Inferno”, storia di un’attrazione per caso
Da anni il Turkmenistan cerca di invogliare i turisti internazionali promuovendo le tante città lungo la Via della Seta patrimonio dell’UNESCO con più di 4000 anni di storia. L’antica città-oasi di Merva con resti risalenti al 2500 a.C., il mausoleo del Sultano Sandjar, l’antica moschea di Kunya-Ugench o semplicemente assaggiare le pietanze a base di montone cotte nell’olio di semi di cotone potrebbero essere tutte ragioni valide per visitare questo angolo di mondo tra deserti, steppe e altopiani. Invece, la principale ragione che porta i viaggiatori in Turkmenistan è la cosiddetta “Porta dell’Inferno”, un’attrazione creata involontariamente dall’uomo nel 1971. L’allora governo sovietico organizzò delle perforazioni nella zona alla ricerca di petrolio ma il terreno cedette crollando in una grotta e portando con sé l’intera piattaforma e facendo fuoriuscire dal cratere enormi quantità di gas. Per fortuna non ci furono vittime e per prevenire che si diffondessero sostanze tossiche i geologi decisero di innescare un incendio per far esaurire il gas all’interno della grotta. Le cose non andarono esattamente così poiché l’incendio continua da 49 anni e nessuno a questo punto sa quando il gas si esaurirà. Nel frattempo il grande bagliore che sale da questo cratere (60 metri circa di diametro e 30 di profondità) è visibile al buio da chilometri di distanza ed è divenuto la principale attrazione turistica del Turkmenistan. Si trova nel deserto di Karakum nelle vicinanze del villaggio di Derweze che ospita poco più di 300 abitanti. Un tour ben fatto del Turkmenista deve per forza includere questa zona e siccome la spettacolarità di questo luogo è evidente durante le ore di buio è necessario il pernottamento sul posto in uno dei pochi e spartani campi tendati. Chissà che non ci andremo insieme…
