Le riserve private del Sudafrica tra vecchi e nuovi cacciatori

Negli ultimi 30 anni le riserve private (Game Lodge) del Sudafrica hanno avuto un aumento enorme ma queste sono in realtà sorte quasi subito dopo l’arrivo dell’uomo bianco. Centinaia di migliaia di ettari  trasformati sin dalla prima colonizzazione olandese di metà ‘600 in riserve di caccia per paganti. Il problema, dal punto di vista naturalistico, è diventato proprio la caccia, soprattutto per alcune specie come il giaguaro e il rinoceronte per cui le licenze sono state concesse troppo facilmente e in numeri troppo elevati, tanto da mettere in pericolo la sopravvivenza di intere specie. Con l’aumento del rischio di estinzione e una sempre maggiore sensibilità ambientale alcune riserve si sono aperte a un altro tipo di cacciatore: quello armato di macchina fotografica e/o binocolo. Fotografie al posto dei proiettili. Ovviamente la scelta è stata anche economica: gli animali rimangono vivi, perché fare foto a un animale è un bene inconsumabile, mentre ucciderlo si fa una volta e basta. Così su queste enormi praterie possono passare molti più turisti e nelle tasche di chi lavora nelle riserve entrano più soldi. Sembrerebbe essere una soluzione definitiva ma non è così perché chi spara agli animali c’è ancora: sono i bracconieri e non si tratta di qualche cacciatore improvvisato ma di spedizioni organizzate da gruppi con risorse finanziarie enormi messe a disposizione soprattutto da soggetti con base in oriente poiché corni di rinoceronte ed altro servono per creare “miracolosi” unguenti per la medicina orientale che spesso è in realtà solo scaramanzia. Agli occhi del viaggiatore che visita una riserva privata tutto questo sembra molto lontano ma nella realtà chi gestisce un “Game Lodge” combatte quotidianamente con questo fenomeno avendo contrasti anche con le comunità locali che devono fare i conti con una sopravvivenza non certo facile e quindi più sensibili alla corruzione. In Africa, più che altrove, i soldi sono una soluzione, ma spesso anche un problema.